Ricami di Luce a Palazzo Morando

Ricami di luce, Paillettes e lustrini nella moda è la mostra a Palazzo Morando (Milano, 15 dicembre 2016 – 2 luglio 2017) a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma.

L’esposizione intende rendere omaggio al lavoro di catalogazione di costumi e accessori appartenenti alle Civiche Raccolte Storiche che seguì, dagli anni Settanta, la studiosa ed esperta di costume e moda Grazietta Butazzi. Le oltre 2000 schede da lei realizzate sono servite per l’impostazione dell’attuale lavoro di catalogazione sulle collezioni eseguito dal laboratorio di restauro Tessili Antichi srl sotto la direzione scientifica del Conservatore dei Musei Storici, Ilaria De Palma. Dal 2015 Barbara De Dominicis, direttore tecnico della società Tessili Antichi srl, e lo storico del costume e del tessuto Gian Luca Bovenzi, hanno iniziato una nuova catalogazione degli abiti di Palazzo Morando realizzando un database di circa 1000 schede corredate da una campagna fotografica ex novo di Barbara Proietti.

L’esposizione “Ricami di Luce. Paillettes e lustrini nella moda di Palazzo Morando 1770-2004”, nel rispondere alla vocazione del museo che vuole l’allestimento a rotazione periodica degli abiti delle Civiche Raccolte, propone per la prima volta un’analisi trasversale su una tecnica particolare: il ricamo con paillettes.

Attraverso l’esposizione di abiti femminili, ma anche maschili, è possibile ripercorrere la storia dei preziosi dischetti, della loro lavorazione – dall’utilizzo del metallo nei secoli passati, alle diverse e numerose varianti novecentesche (prima in gelatina animale, poi in cellulosa e in PVC o in materiali sintetici) – e di oltre duecento anni di storia dalla moda: dalle opulente e preziose vesti degli ultimi decenni del Settecento, al poco noto abito ancora da confezionare, databile al 1804-1805, che si vuole essere appartenuto a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone.
Il secolo più rappresentato è il Novecento che si apre con i ricchi vestiti della Belle Époque, per proseguire con i raffinati e apparentemente semplici anni Venti o gli spumeggianti anni Cinquanta. Alle generose forme di questi anni, nei decenni successivi si prediligerà una femminilità più esile e dinamica, simbolo di una nuova concezione di società, che si riflette anche negli abiti ora estremamente vivaci o colorati, o di contro carichi di riferimenti culturali e artistici. Un percorso che appare ancor oggi estremamente vivace e ricco di suggestioni, ben illustrato dall’abito di Roberto Cavalli, donato al Museo nel 2011, e quello di Giorgio Armani concesso in prestito al Museo dalla Casa di moda milanese in occasione della mostra.

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