Elsa Schiaparelli

a cura di Veronica Albera

Tutti citano sempre Coco Chanel come regina della moda, creatrice della nuova uniforme della donna moderna, ma forse non tutti sanno che dovette dividere il suo scettro con un’italiana che pure rivoluzionò il modo tradizionale di concepire l’abito e l’accessorio, portando una ventata di novità: si tratta di Elsa Schiaparelli.

Nacque il 10 settembre del 1890 a Roma. Trasferita a Londra nel 1914  sposò il Conte William de Wendt de Kerlor. La coppia si trasferì a New York nel 1919, ma il Conte abbandonò Elsa subito dopo il trasloco mentre lei aspettava la loro prima figlia. A New York, diventò amica di Gaby Picabia e, grazie a lei, entrò in contatto con alcuni dei maggiori esponenti del Dadaismo come Marcel Duchamps e Man Ray.
In seguito, nel 1922, Elsa seguì Gaby a Parigi e, dopo essere andata in visita nell’atelier di Paul Poiret, decise di intraprendere la sua carriera nella moda. La sua prima creazione fu una maglia nera con un fiocco tromp-l’oeil. Elsa lanciò la sua prima linea di abbigliamento nel 1927, dopo aver scoperto da una rifugiata armena una tecnica di maglia doppia.

La sua prima collezione venne presentata in Rue de l’Université, in quello che ancora non era un atelier ma semplicemente il suo appartamento. La sua collezione era composta da abbigliamento sportivo, di per sé una vera rivoluzione visto che l’attività sportiva non era propria dell’emisfero femminile. Presentava soprattutto maglieria dai colori brillanti, ispirata al Futurismo.
Presto allargò la sua gamma anche ai costumi da bagno, tute da sci e vestiti di lino. Infine, aggiunse gli abiti da sera nel 1931. Elsa Schiaparelli si ispirava al Surrealismo, al Dadaismo o alle arti africane.
Le sue creazioni erano capi ricchi ma soprattutto innovativi: istituì l’uso di cerniere colorate e bottoni fantasiosi; inventò le gonne pantalone, indossate da donne tenniste; disegnò jodhpurs, cinture barbariche e turbanti, camicie ricamate, cappelli con pompon e zeppe. Amava mischiare capi sportivi con abbigliamento formale.
Durante gli anni, Elsa ebbe un forte successo nel campo della moda. Disegnava personalmente i suoi modelli e, molto spesso, la sua immaginazione prese il sopravvento: abiti eccentrici di ispirazione cubista oppure con grandi aragoste e soli giganteschi. Più che una sarta era considerata uno spirito creativo che amava riversare l’arte contemporanea nelle sua collezioni utilizzando tinte non comuni, come il rosa shocking.

Nel 1934 Elsa apre il suo atelier, lo Schiap Shop a Parigi in Place Vendôme, dove cominciò a creare nuove collezioni ogni anno. Nonostante continuasse a creare capi unici, era convinta che il prêt-à-porter e le produzioni a grande scala fossero il futuro della moda. Ogni collezione aveva un tema, un’ispirazione specifica, con capi coerenti tra loro. Così nacque la sfilata, una presentazione della nuova collezione con arte e musica, e modelle alte e magre.

Nel 1936, lasciò il suo profumo “Shocking!”, contenuto in una bottiglia scolpita da Leonor Fini, a forma del busto di Mae West, con packaging di colore rosa shocking, uno dei colori iconici di Schiaparelli.
Amante dell’arte, Elsa collaborò con diversi artisti come Jean Cocteau, ma la sua collaborazione più famosa fu senz’altro quella con Salvador Dalì. Insieme crearono il vestito Aragosta nel 1937, il cappello-scarpa che fu inserito nella sua collezione inverno 1937-38, i vestiti Lacrime e Scheletro della collezione Circus del 1938. La collaborazione con quest’ultimo fu molto importante per Elsa sotto tutti gli aspetti, lui le ispirò un tailleur dove le tasche erano minuscole cassettine, cominciò a disegnare abiti con faralle, strumenti musicali, temi ispirati all’astrologia, giocolieri, elefanti, trapezisti, coni gelato, fiocchi, turbanti, corpicapo di piume e pelliccia da abbinare agli inconfondibili guanti con unghie laccate.

Nel 1940, Elsa Schiaparelli, tornò a New York dove rimase fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Al suo ritorno, la moda era cambiata e il New Look di Christian Dior era diventato il più popolare. Di conseguenza, la sua maison entrò in un periodo di difficoltà economiche che la portarono alla chiusura nel 1954. A 64 anni, Elsa Schiaparelli si ritirò dal mondo della moda e scrisse la sua autobiografia “Shocking Life”.  Morì nel 1973, lasciando però al mondo della moda un’eredità senza paragone.

Lo stile di Schiaparelli era completamente opposto a quello di Chanel, eppure entrambe si contendevano la stessa ricercatissima clientela. Da questo scontro, fortunatamente, nacquero le più grandi migliorie tecniche e stilistiche della moda contemporanea. Ai suoi tempi, la sartoria della stilista italiana era considerata addirittura più coraggiosa e innovativa, rispetto alla sua controparte francese. Schiaparelli contrapponeva fantasia, temi bene precisi ed unità stilistica, mentre Chanel era più elegante, utilizzava materiali poveri ma funzionali con forme in linea con il dinamismo e l’essenzialità della vita moderna. Proprio a causa dell’utilizzo di materiali poveri, venne definita Genre pauvre. Coco e Elsa erano due persone completamente diverse ma con qualche elemento comune come il desiderio di rappresentare una donna libera ed indipendente di indossare i capi che più le piacevano, libera da bustini soffocanti e crinoline. Elsa Schiaparelli, lascia in eredità un vero e proprio patrimonio della moda sia per stile che per stravaganza, un’eredità ancora più grande di quella di Chanel dalla quale attingono i grandi stilisti del Novecento, da Dior a Gaultier. La designer italiana era in grado di mescolare le carte del presente nelle pieghe di un abito, nell’ambizione di trattare la moda come fosse il riflesso, a volte l’anticipazione della realtà. Schiaparelli fu la prima a sperimentare nella moda nuovi materiali come la plastica trasparente, il metallo, la porcellana di Sèvres.

La casa di moda Schiaparelli viene rilanciata nel 2012 da Diego Della Valle.