Ikat e Chiné in mostra a Como

Ikat e chiné sono due termini forse enigmatici per un pubblico non specializzato, che identificano disegni bellissimi dai contorni sfumati. Questo particolare effetto trae origine da un’antica tecnica di tintura dei tessuti utilizzata in Paesi lontani tra loro. Dopo la mostra Damaschi. Contrasti di luce dello scorso inverno, che presentava la tecnica di realizzazione dei tessuti operati con pezzi dal Cinquecento ai primi del Novecento, il MuST propone un allestimento per conoscere l’ikat, tecnica di tintura per riserva di antica origine orientale e lo chiné, la sua moderna interpretazione europea. Nell’ikat i disegni dai contorni sfuocati sono ottenuti proteggendo parzialmente con una stretta legatura i fili di ordito o di trama. I successivi bagni di colore, che interessano solo le aree non protette dei fili, costituiscono un tipico esempio di tintura “a riserva”. Solo allora si procede alla preparazione del telaio utilizzando i fili che risultano quindi già “disegnati”. Lo chiné europeo del Settecento riprende questa tecnica; a partire dal primo Ottocento, per ridurre tempi e costi di esecuzione senza rinunciare al fascino dell’effetto sfuocato, si ricorre alla stampa diretta dei fili d’ordito, procedendo poi nella tessitura. Dalle collezioni del MuST provengono: sontuosi capi maschili dalle sgargianti fodere di cotone stampato, testimonianza di autentici tessuti ikat afgani della fine dell’Ottocento; taffetas lionesi del Settecento in cui la medesima tecnica, chiamata in Francia chiné a la branche, crea motivi floreali dai delicati colori molto in voga alla corte di Maria Antonietta; campioni di tessuto, oltre ad abiti provenienti da collezioni private, che rappresentano la produzione francese e italiana della fine dell’Ottocento e del Novecento. Lavoro di infinita pazienza manuale alle sue origini, interpretato in chiave industriale in Europa a partire dall’Ottocento, lo chiné é oggi vanto di alcune manifatture comasche che per l’occasione presteranno alla mostra tessuti stampati su ordito, realizzati negli ultimi decenni, per rispondere alle esigenze dell’alta moda internazionale. Alcuni filmati illustreranno al pubblico il procedimento di realizzazione dell’ikat, ancor oggi praticato a livello artigianale in alcuni paesi orientali. La mostra sarà visitabile dal 21 novembre 2014 al 21 giugno 2015 al Museo Studio del Tessuto di Como della Fondazione Ratti.